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Obesità e lavoro, quando i chili di troppo creano disoccupazione

Chi ha sofferto in passato di obesità ha più difficoltà a trovare un’occupazione. Questo è quanto afferma un recente studio statunitense. I ricercatori hanno sottoposto le foto di una donna ritratta prima e dopo un intervento di riduzione dell’eccesso di pesa a cica 150 persone in normopeso.

Ai soggetti è stato richiesto di valutare la personalità della donna basandosi unicamente sulla sua immagine e sulle sensazioni che essa esprimeva. L’unica informazione che è stata comunicata loro è quella relativa all’intervento.

Ebbene, al termine delle interviste è emerso che la percezione dell’immagine della donna ex-obesa risultava in ogni caso negativa, a prescindere da qualsiasi valutazione sulle modalità di riduzione del peso.

Tale percezione, secondo i ricercatori, avrebbe un impatto significativo sul giudizio compressivo della persona. Giudizio che certamente può costare anche un posto di lavoro nel caso in cui il valutatore sia il futuro datore di lavoro o un selezionatore.

Il punto è sempre lo stesso: l’obesità è vista come una discriminante e come un fattore negativo anche in seguito ad un intervento “correttivo” che dovrebbe invece far cambiare percezione e valutazione


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Obesità infantile: alla ricerca delle cause. Il contesto sociale ed economico

L’ambiente socio-economico come causa dell’obesità infantile è forse uno degli aspetti più importanti ed interessanti di questa grave problematica che affligge bambini ed adolescenti.

Una ricerca condotta in Spagna sulla base dei dati raccolti nel programma nazionale di sorveglianza della salute ha sollevato alcuni aspetti della problematica prendendo come indicatore il contesto sociale ed economico.

I ricercatori spagnoli hanno ricavato i dati relativi al consumo di “cibi spazzatura”, alla prevalenza del consumo di fast food, snack e pasti ricchi di grassi e zuccheri comparandoli con alcuni indicatori relativi allo status sociale.

L’analisi ha dimostrato che un livello d’istruzione basso o comunque un ambiente sociale disagiato influisce sul consumo di tali cibi. In pratica più basso è lo status più si riscontano casi di obesità.

Anche se a prima vista può sembrare un controsenso una delle cause va ricercata nella qualità del cibo stesso. Gli studi condotti negli anni passati, soprattutto tra paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo, ha già dimostrato come la correlazione tra obesità e classe sociale vada ricercata nella qualità degli alimenti, nella possibilità di fare attività fisica e nello stesso stress che può essere provocato dalla mancanza di denaro o lavoro


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Obesità. Studi dimostrano che influisce sul cervello

Può l’obesità incidere sulle nostre funzioni cognitive ? Secondo uno studio condotto sui topi da laboratorio, si. I chili di troppo soprattutto nei primi anni di vita possono avere delle conseguenze non positive sulle nostre funzioni celebrali durante la vecchiaia.

I ratti sottoposti ai test hanno dimostrato già dopo due settimane i primi deficit di apprendimento in seguito ad una dieta ricca di grassi.

Il deficit è in sostanza provocato da modificazioni epigenetiche nel cervello che rimangono anche in seguito al mutamento della dieta con il ripristino della normale omeostasi metabolica. Le conseguenze della dieta ricca di grassi sono state quindi registrate anche nelle ultime settimane di vita dei ratti.

In conclusione, quando l’obesità insorge nei primi anni di vita può provocare delle modificazioni irreversibili nei cervello.

Un argomento tutt’altro che estraneo all’uomo vista l’emergenza dell’obesità infantile.